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La karmika fine di Berlusconi

Ero innamorata di lui fin da bambina, quando alla tenera età di due anni mi sembrava di vedere mio padre, che gli assomiglia fisicamente oltre che nei modi—dalla passione per le canzoni francesi, allo charme che esercita sul genere femminile, all’abilità nel raccontare barzellette—, a far sognare l’Italia con la sua discesa in campo, salvandola effettivamente da un destino a senso unico nelle sole mani della sinistra, forte della piazza pulita di Tangentopoli, un attacco al potere spinto dai magistrati iniziato per l’appunto nell’anno in cui sono nata.

Vinse le elezioni del 1994 ed eravamo contentissimi. Mi è sembrata una profezia auto avveratasi quando ventuno anni dopo per coincidenze stranissime (non credo nelle coincidenze, ma chiamiamole cosi adesso, vedremo quando il tempo mi darà ragione) vengo chiamata a partecipare alle elezioni regionali nella lista di Livorno. Serviva una donna perché PARADOSSALMENTE a causa delle da me odiate quote rosa serviva una donna per la parità di genere, pazza abbastanza da buttarsi in una missione impossibile nella città più rossa d’Italia. Chi meglio di me, fresca di laurea in comunicazionei politica, io che avevo studiato sul libro di Mauro Barisione proprio tutte le strategie comunicative del mio idolo? Mio padre ha cercato di farmi desistere dicendo che avrei speso inutilmente per una campagna elettorale persa in partenza, mia nonna catto-comunista ha quasi avuto un infarto (sarebbe stato meglio, visto il travaglio e la sofferenza inutile che avrebbe subito con un accanimento terapeutico fuori dal comune). Per amore si fanno follie, e io Silvio lo amavo, così non ho sentito rumori e mi sono fatta mettere in lista, scommettendo che non avrei speso nulla. E cosi fu, in un partito lacerato con tutti contro tutti io partecipavo a fianco di tutti ma non mi sono fatta coinvolgere in sedi e biglietti: la mia mossa fu quella di salire sulla statua del conte di Cavour e fare un comizio, senza neanche allertare il comune perché non avevo banchi né fogli, solamente me stessa (ma mi hanno mandato la Digos in borghese). Ho ricevuto più di 250 voti (anche quello di mia nonna!) senza spendere una lira, roba che sarei potuta diventare sindaco nel 2019 a Livorno… e invece fu mio padre a rifiutare la proposta perché sarei dovuta andare all’isola dei famosi, che annullò meschinamente all’ultimo con una scusa sulla salute che non mi volevano dire per la privacy (si, la stessa per cui non sappiamo chi ha il COVID e l’HIV) per mandare Jeremias Rodriguez e Soleil Grange.

Il tempo mi ha dato ragione, stiamo lontani dalla politica e non abbiamo bisogno di pararci il bellissimo culo che abbiamo, cosa che invece ha fatto il nostro caro nano egotico, che ha fatto occupare le poltrone in Parlamento da donne inutili, terroriste di genere che hanno giustamente sfruttato la sua coglionaggine. Io, unica capace e che poteva aiutarlo, non ho visto niente pur avendo provato a trovarlo in tutti i modi, partecipando a convegni, lasciandogli bigliettini col numero, invocandolo in trasmissione a La zanzara e andando da Chiambretti a difendere gli uomini, una strada intrapresa tra l’altro pensando a lui: da Afrodite nel ruolo di Eva adesso, diabolica e vendicativa dovrò accontentarmi di toglierli l’onore e distruggere la sua memoria con una damnatio memoriae, anche perché l’anima non ce l’ha visto tutte le persone che ha mandato in carcere al suo posto. La sorpresina di cui parlava Marcello Dell’Utri sono io (link https://youtu.be/LBEC6iPk1W4). Karma é la mia migliore amica, l’unica con cui condivido i miei maschi; approfitto cosi per mettere il link dell’intervista a La Zanzara del 15 febbraio.

https://youtu.be/B7cM-S4EvsQ

Oggi sto al cento per cento dalla parte di Veronica Lario, madre dei suoi figli, che l’ha piantato e sputtanato dissanguandolo con un divorzio miliardario. Bravissima, perché la moglie deve essere rispettata come dea del focolare: può giustamente chiudere un occhio finché c’é il rispetto di un pilastro della vita di coppia, la poligamia tacita. Si può tradire solo con la testa, e siccome la parola è pesante e una pronuncia realizza un’azione, se non si dice non si tradisce. Che poi è il gioco dell’omissione, che é diversa dal mentire. Lasciamo il poliamore piatto e senza fantasia ai comunisti, per parafrasare il nostro nanetto decrepito…

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