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Elisa Isoardi: quando da femmina a terrorista di genere il passo è breve

(This matter is purely Italian since I doubt that somewhere else the girlfriend of a politician would announce her splitting up with him via Instagram thanking him with an after coitus picture; and that’s beyond even the French spirit.)
Questo grigio lunedì 5 Novembre, mentre il patriottismo inglese prevede che vengono bruciate le effigi di Guy Fawkes in memoria della sventata congiura delle polveri, in Italia lo stesso sentimento si riunisce intorno alle critiche dello sventato ministro degli Interni Matteo Salvini, fotografato a petto nudo in una selfie post coito insieme all’ormai ex fidanzata, che tramite tanto idilliaca immagine annuncia così la fine della loro relazione. Non manca il commento, nel quale lo ringrazia dichiarando quanto le manca ciò che si sono dati e ciò che avrebbero potuto darsi ancora. In Toscana una dichiarazione del genere si presta ad un inevitabile doppio senso visto il contesto, ma in Italia in generale si presta ad una miriade di insulti e critiche soprattutto verso l’uomo, non solo da mettere alla gogna solo per l’appartenenza al genere, ma da meritare l’ilarità e lo scorno pubblico in quanto facente parte di quello spettacolo che è la politica in questo paese. Se è vero che tutto il mondo è paese e che noi italiani ridacchiamo per la pomposità della Royal Family nel Regno Unito o per le amanti dei presidenti francesi, è anche vero che nessuna di queste donne affiancate ai corrispettivi potenti si permetterebbe di annunciare la fine di una storia d’amore vissuta sotto i riflettori tramite un post. V’è una cosa ancora più ironica: la Isoardi stessa, all’indomani della vittoria elettorale della Lega Nord, aveva dichiarato che tale momento di successo del proprio compagno non sarebbe stato contaminato da lei, che si sarebbe volentieri tenuta lontana dalle luci della popolarità del leader del partito aiutandolo in tutte quelle mansioni domestiche che inevitabilmente lui non avrebbe potuto seguire.
L’ironia viene definita come: “alterazione spesso paradossale, allo scopo di sottolineare la realtà di un fatto mediante l’apparente dissimulazione della sua vera natura o entità” oppure, aggiungendoci il termine tragica secondo la tradizione del teatro greco antico: “il presagio della catastrofe, che sembra essere contenuto nelle parole, dette senza intenzione, di un personaggio.”
Che la Isoardi non abbia pensato, è indubbio; dov’è dunque la catastrofe?
La mia risposta agli eventi è che la catastrofe del genericidio si continua a sviluppare di fronte a noi tramite il contagio del terrorismo di genere, quel fenomeno tutto femminile del voler sminuire e demolire il maschio per godere di quindici minuti in più di fama in un mondo terreno in cui dura molto poco e ha la potenzialità di rivoltarsi contro a chi lo esercita con l’effetto inesorabile ed impietoso di quell’altra donna che si chiama karma—o Vendetta di nome e Divina di cognome.

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