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Italiano pornolingua: chiamiamoli froci

Il monologo di Giulietta al suo Romeo emoziona tutt’ora chiunque, perfino chi le sdolcinerie non le ama troppo perché preferisce un linguaggio diretto; ed infatti fui emozionantissima di impararlo a memoria per recitarlo come primo esame teatrale, e da sempre delle parti mi sono rimaste impresse. Nella fattispecie adoro quando dice a Romeo:

Solo il tuo nome è mio nemico: tu sei tu.
Che vuol dire “Montecchi”?
Non è una mano, né un piede, né un braccio, né un viso, nulla di ciò che forma un corpo. Prendi un altro nome.
Che cos’è un nome? Quella che chiamiamo “rosa” anche con un altro nome avrebbe il suo profumo.
Rinuncia al tuo nome, Romeo, e per quel nome che non è parte di te, prendi me stessa.

Romeo non rinuncia al suo nome, e la loro storia d’amore finisce tragicamente. Chissà quale sarebbe stato il finale se Shakespeare fosse stato più flessibile, o meglio se fosse nato in questi tempi?

Il nome sarebbe stato facilissimo da cambiare, il delitto d’onore che giustificava le faide familiari non sarebbe un’attenuante e Romeo pur con un altro nome sarebbe finito in gattabuia, e Giulietta avrebbe potuto chiamarsi Giulietto per rimanere al passo con i tempi.

Seppur il significato di qualcosa sia sempre uno, oggi infatti è consuetudine chiamarla con diversi nomi quasi a dimostrare di essere dizionari umani (quando poi di lingua magari se ne parla una sola).

Dante e Boccaccio dovrebbero oggi ringoiarsi le loro parolacce e renderle più educate inglesizzandole, ad esempio. È volgare parlare di sodomia, figurarsi usare espressioni come prenderlo nel culo. Siamo tutti dottori e dobbiamo usare le seguente espressione medica per definire le attività tra uomini e uomini: omosessuali che praticano sesso anale. Altrimenti gay è il termine adatto, perché suona così pulito l’inglese di fronte ai nostri termini frocio, culattone, ricchione e finocchio.

Fosse per il politicamente corretto la storia dei latini, fieri ricchioni, andrebbe eliminata dai libri perché non v’è traccia di licenza poetica nella nostra antica lingua. Di Catullo forse vi verrà in mente Vivamus Mea Lesbia, ma ci sono tanti più poemi su questi toni, che appunto tirava fuori quando lo apostrofavano di essere poco virile:

Io ve lo ficcherò su per il culo e poi in bocca,
Aurelio succhiacazzi e Furio frocia sfondata,
che per i miei versetti pensate, solo perché
son teneri e gentili, che io sia poco pudico e virtuoso.
Giacché è appropriato per un poeta onesto esser casto
con sé stesso, ma nulla è dovuto dai suoi versetti;
i quali hanno ora e per sempre arguzia e grazia,
quando son tenerelli e un poco spudorati,
e riescono a risvegliar un certo pruriginoso desiderio,
non dico nei ragazzi, ma in quei vecchi pelosi
incapaci ormai d’inarcar la schiena rattrappita.
Voi, che avete letto dei miei innumerevoli baci,
pensate forse che io sia uomo perverso e poco virile?
Credetemi, ve lo ficcherò su per il culo e poi in bocca.

Lesbia, la mia Lesbia, Celio, quella Lesbia,
proprio lei, la sola che Catullo mai abbia amato
più di sé stesso e d’ogn’altra cosa a lui cara,
agli angoli delle strade e nel buio dei vicoletti
ora scappella i cazzi della fiera gioventù romana.

Oh che situazione ridicola, Catone, e divertente tanto
che merita tu l’ascolti e ne possa sghignazzare fragorosamente.
Non importa che tu ne rida, Catone, se vuoi bene a Catullo:
è una cosa comica e veramente bizzarra.
Ho incontrato un tipetto nel mentre ch’era intento a ficcarlo
in una fanciulla: io, a Venere piacendo,
col mio dardo ritto, è stato un attimo, l’ho inculato.

Potete godervene di più su https://progettogay.myblog.it/2014/09/17/omosessualita-catullo-tibullo/ , perché statene certi al liceo leggerete soltanto

Sono sulla linea Vittorio Feltri e ciò che ha fieramente dichiarato alla trasmissione “L’Aria che Tira Estate,” diciamo le cose da italiani, come stanno, e rifiutiamoci di chiamare i ricchioni gay. Del resto non si sente sempre parlare di “Pride”? Bene, dunque orgoglio sia, il mio. E poi il parlare politicamente corretto è il parlare delle femministe, anche se poi sono più volgari di uno scaricatore di porto–Asia Argento docet. Io da principessina altamente femminile, ho imparato a non dire parolacce; nella versione 2.0 tuttavia ho deciso che tanto vale riempirmi la bocca di cazzi che tanto stigmatizzano concetti, che di un linguaggio ipocrita.

E se siamo scorretti e tipicamente pornografici per gli altri popoli, sono appunto cazzi loro. Viva la nostra pornolingua! (E la mia pornopolitica ;))

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