Femminicidio a braccetto con Suicidio

In Italia il femminicidio è sempre un fenomeno all’ordine del giorno, come si evince da quanto riportato (ahimè) quotidianamente sui giornali. Va pur trovato un espediente per attaccare una società così patriarcale (il patriarcato da modello familiare è diventato il nome di tutti i problemi) e maschilista: del resto avevamo come premier Berlusconi, e chi se ne frega se è stato il migliore di sempre e l’economia andava; lui preferiva organizzare feste con giovani e belle ragazze piuttosto che con Rosy Bindi, e dunque era incarnazione perfetta dei mali di maschilismo e patriarcato, — con una ex moglie esemplare elevata a vittima dell’orco e ripagata con €2 milioni mensili di assegno divorzile dallo stesso per poi guadagnarsi lo status di eroina per le accuse che gli elargiva tramite la stampa. V’è sempre qualche abuso su una donna che occupa posti chiave nella presentazione delle pagine in cronaca nazionale, un posto volutamente assegnato da qualunque testata giornalistica che voglia strumentalizzarne l’urgenza al fine di propagare il terrorismo di genere tanto caro all’elite in quanto emanazione del pensiero politicamente corretto, per il quale i deboli — coloro che rientrano nelle categorie dell’ invalidità civile e necessitano quote per non essere discriminati — necessitano della massima attenzione in modo che i potenti possano esercitare le loro facoltà in modo superiore — del resto quale handicappato o quale donna che ottiene un lavoro tramite una quota e non per merito può essere un rischio per il loro status? Se Veronica Di Lario si meritò il posto di vittima, figuriamoci una donna qualsiasi che subisce anche un solo graffietto ed urla allo stalking… Davide Stasi nel suo libro Stalker sarai tu evidenzia i problemi della narrativa in maniera molto precisa, commentando queste pagine del Corriere della Sera online del 24 giugno 2017 alle ore 13.00, spiegando la strategia di tali posizionamenti:

Davide prende il Corriere della Sera come baluardo della narrazione femminicistrica nazionale, ma a distanza di un anno credo che dobbiamo ringraziare il Corriere della Sera se io Alessandra Cantini sono finita su tutte le testate per avere opinioni che io definisco neo maschiliste. Non ne sapevo niente e sul tema ero uscita pochi giorni prima con l’intervista su La Razon e quella da parte de La Zanzara, quindi quando il mio relatore mi mandò una email con il link caddi letteralmente dalle nuvole. Toccare Dagospia e Il Giornale con Sgarbi mi ha eccitata oltremodo. Si sente un po’ di aria che inizia a tirare da Venere…. Questo genere di narrazione femminicistrica si trova ancora sul Fatto Quotidiano (ecco il link odierno della sezione “giustizia” ed un articolo esemplare sul governo Conte scritto al momento del giuramento) ed altre testate minori e giornali femminili.

Ecco svelato l’ovvio che per tante donne che si fermano alla loro definizione di deboli è la panacea per riscattare tutti i mali che avrebbero subito, e che dunque si dichiarano femministe senza neanche sapere che il femminismo vero era iniziato con la consapevolezza da parte delle loro ave di una reale ingiustizia, che per secoli le rinnegava persino il ruolo naturale e fondamentale di madre. (Il fenomeno femminista iniziò in Inghilterra nel 19esimo secolo al fine di ottenere diritti patrimoniali e il permesso di custodire i figli in maniera paritaria quando ancora in seguito ad un divorzio la donna rischiava di perdere tutto.) Fino a qua tutto bene, poi la situazione è andata fuori controllo e le donne, da anelanti all’impossibile (ed inutile) quali sono, dai diritti politici sono passate a richiedere l’uguaglianza di genere dopo che negli anni Settanta hanno iniziato a fare sesso come e più degli uomini con la diffusione dei contraccettivi ormonali.

Sarebbe stato tutto molto bello se avessero sfruttato il potere delle loro estremità intime senza anelare a prostituirsi due volte, e invece oramai perfino il risultato di quella prima prostituzione ha ottenuto efficacia retroattiva, come tristemente si osserva con il fenomeno #metoo e le accuse di falso stupro che fioccano da ogni lato del pianeta, dagli Stati Uniti all’Australia, e perfino nei vertici di chi offre premi per meriti scientifici eccelsi dopo aver impiegato anni di sudore per arrivarvi e poter elargire giusti riconoscimenti. Tra poco di questo passo le comari di Asia Argento elargiranno Nobel e presiederanno Cannes, che già quest’anno ha perso notevolmente prestigio ed interesse.

Questo genericidio nel frattempo discrimina la donna, perché gli uomini e le Donne cose di questo tipo non sono interessate a seguirle; per non parlare della perdita a livello artistico, con i maestri imprigionati per essersi permessi decine di anni fa di farsi una sana scopata con una bella ragazza piuttosto che slinguazzare con i loro cani…

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Istigazione alla zoorestia http://www.sportfair.it/2017/10/caso-asia-argento-presidente-dellaidaa-attacca-chieda-scusa-per-aver-istigato-al-sesso-con-i-cani/621435/

Ascoltare le urla della parità di genere ed assistere alla supremazia donnile (perché di femminile queste non hanno niente) dunque stona quando si leggono le violenze degli orchi su esemplari della nuova razza ariana selezionata col criterio semplice di una vagina. Però questi fatti succedono davvero, e inorridiamo tutti leggendo le minuziose descrizioni di questi episodi: i fragili corpi di donna non possono che piegarsi ed accogliere la violenza maschile, che le sottomette sessualmente o fisicamente al punto di arrivare, talvolta, ad ucciderle. Mai come oggi questo fenomeno è stato tanto ampio ed urgente. Ma scriverlo e constatarlo può bastare per fermarlo? Non credo, l’unico modo di farlo sarebbe scoparlo via. Del resto il fenomeno non è mai stato così ampio come in questi tempi, perché se femminismo fa rima con terrorismo qualcuno che ha voglia di torcere il collo a chi ha le sembianze del terrorista naturalmente c’è. È orripilante e spesso la donna che è vera vittima non c’entra niente, ma la vagina che la fa rientrare nelle caratteristiche della terrorista c’è. E se l’uomo arriva ad ucciderla, quasi sicuramente lei non stava cercando di scopare via il fenomeno femminicida, ma ne stava accumulando la polvere.

Nessuno poi parla delle vittime con un pene, che anche se non vengono uccise con gli stessi modus operandi del raptus fallico, muoiono in diversa maniera: uccisi comunque manu propria (le donne trovano maniere più sadiche e sottili per uccidere, che possono arrivare perfino a lessare il proprio fidanzato, alla maniera di un’inglese a fine ‘800 di donna-con-coltellocui non ricordo il nome e di cui sono scritte poche righe in uno dei miei manuali criminologici) oppure deturpati da un acido, picchiati, denunciati e deprivati delle libertà più basiche e dei loro averi; cose queste ultime che possono indurre l’uomo stesso a scegliere di lasciare da questo mondo suicidandosi.

Cosa c’è di più semplice e vendicativo che togliere ciò che fa vivere — il proprio sangue, ovvero i figli e il denaro frutto del proprio lavoro–per spingere alla situazione criticabile ma comprensibile di smettere di respirare? Perché respirare quando vi sono lesioni e processi che non permettono di vedere una luce in fondo al tunnel, e tutto ciò che questi
uomini hanno costruitosi rivolta contro di loro? Il suicidio è punito dalla religione, ma se oggi apparisse il vero Messia sono sicura che resusciterebbe le vittime di terrorismo di genere in quanto vittime di omicidio al pari di quelle donne vittime di femminicidio (che se poi erano in procinto di uccidere l’uomo in tal subdola maniera dovremmo forse parlare di legittima difesa).

Dove si trovano le statistiche di uomini che si tolgono la vita? Ci sono, ma pochi le riportano alla stessa maniera dei femminicidi.  Uno studio Istat ha calcolato che vi sono stati 12.877 suicidi in tre anni, dei quali otto su dieci erano di uomini. Se ne parla: il suicidio è un male maschile,  ma quante volte avete letto una notizia parlare della gravità e delle ragioni con cui questo male si manifesta? Vi sono episodi sporadicamente raccontati, come quello della tragedia di Francavilla: un uomo, dopo aver perso la moglie caduta da una finestra (l’aveva forse spinta?), butta  la figlia giù da un viadotto e vi rimane a contemplarla sospeso per 7 ore nelle quali decide che l’unica cosa da fare è seguirla nella morte. Vi è stata una polemica in seguito all’articolo di Marina Corradi, che ha sviscerato la psicologia e le possibili cause di un atto tanto estremo. La risposta tipo di una femminista infatti è quella di Chiara Sarritzu. (Davide Stasi ancora mi ha fornito buon materiale dal suo blog.)

Per chi come quest’ultima un uomo morto non vale nulla; ma per noi Venusiane vale spesso di più, sono in effetti i nuovi eroi — paragonabili ad Ettore che nell’Iliade va incontro a morte certa scontrandosi con Achille per difendere la patria. Gli uomini che si uccidono a volte non hanno altra scelta per salvare il proprio onore, e noi vogliamo pensare a loro per rassicurarli che ci sono donne che li pensano. Così volgiamo la mente e le intenzioni caritative verso i bambini, vittime indirette e davvero senza colpa se non quella di essere stati partoriti dalla vagina terrorista di una doppia prostituta.

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