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Segnalazioni

Ho visto molta ignoranza sul tema della violenza, quindi farò chiarezza con le informazioni a mia disposizione.
Tutti conoscerete Non Una Di Meno, un collettivo femminista sessista che odia gli uomini e che fa del suo cavallo di battaglia la “violenza maschile sulle donne” chiedendo ulteriori tutele dalla violenza solo per le donne e spacciando la violenza di genere e le donne come vittime svantaggiate. In meno però conosceranno l’associazione dei centri antiviolenza D.i.Re ( donne in rete contro la violenza ) che più o meno dice le stesse cose di NUDM, soltanto che loro gestiscono centri antiviolenza e quindi sono “esperte”.
Dove voglio arrivare? Al fatto che i collettivi che ho citato dicono un mucchio di cazzate perchè le vere vittime indifese della violenza domestica sono gli uomini.

L’intesa Stato Regioni sui centri antiviolenza ( http://www.gazzettaufficiale.it/eli/…/2015/02/18/15A01032/sg ) esclude gli uomini vittime di violenza dalle tutele per definizione legale… di che parliamo dunque? Siccome sono altruista vi mostro anche un effetto tremendo dell’intesa: https://www.comune.vicenza.it/cittad…/scheda.php/61041,71654praticamente, anche se un centro volesse iniziare ad aiutare le vittime maschili non potrebbe farlo perchè sarebbe un utilizzo improprio dei fondi regionali… infatti l’unico centro che aiuta anche gli uomini ( Ankyra di Milano ) è totalmente di volontariato. Il tutto mi è stato confermato sia dai funzionari della Regione Veneto che dal centro antiviolenza stesso.

Un altro effetto deleterio delle fesserie raccontate dai suddetti collettivi è che le regioni persistono nell’esclusione delle vittime maschili anche da tutele antiviolenza diverse rispetto ai centri. Un esempio: nella Regione Toscana c’è la delibera n.400 del 16-04-2018 ( http://www.regione.toscana.it/bancadati/atti/… ) che esclude aprioristicamente gli uomini vittime di violenza domestica. Sbalordito dalla lucidità con la quale la Regione discrimina gli uomini ho deciso di scrivere una mail ad un funzionario; la riporto integralmente la conversazione.
Domanda:
“Egregio funzionario della Regione Toscana, scrivo perchè sono entrato a conoscenza di una delibera ( http://www.regione.toscana.it/bancadati/atti/… ) che individua delle risorse da destinare alle donne vittime di violenza ed ai loro figli per garantirne l’autonomia abitativa e, quindi, un completo reinserimento nella società per lasciarsi finalmente alle spalle le difficoltà che la condizione di vittima di violenza comporta. Ritengo utile ogni tipo di intervento volto ad aiutare persone vittime di violenza e, proprio per questo, sono rimasto interdetto dal fatto che si contemplino solo le donne vittime di violenza ignorando totalmente le vittime maschili.
Temo che una delibera così formulata priverà le vittime maschili delle tutele di cui avrebbero bisogno perchè, oltre a non essere individuati dall’indagine conoscitiva proposta in allegato A, in tutti i punti della delibera si parla sempre e solo di donne vittime di violenza. Per questo immagino che anche nell’eventualità in cui un uomo vittima di violenza richiedesse esplicitamente di fruire di questo aiuto sarebbe escluso perchè aiutarlo vorrebbe dire usare impropriamente i fondi stanziati dalla Regione; un’eventualità terribile che sarebbe verosimilmente dovuta ad un’imprecisione nella stesura della delibera, una difficoltà burocratica insomma che potrebbe ergersi come un muro tra la vittima di violenza e le giuste tutele di cui avrebbe bisogno.
Attualmente non comprendo il motivo di una simile esclusione a priori di una parte delle vittime se non quello appena esposto ( anche perchè la violenza non fa distinzioni di genere quanto ad effetti deleteri ) e con questa mail, da intendersi come una richiesta di estensione di quella giusta tutela anche agli uomini vittime di violenza ed ai loro figli, spero di trovare una risposta isitituzionale adeguata e volta all’inclusione di tutte le vittime di violenza.

Distinti saluti.”

Risposta del funzionario:

“Carissimo,

pur condividendo le osservazioni da lei fatte relative alla delibera n. 400 del 16 aprile 2018, le ricordo che le discriminazioni collettive sono basate su dati statistici. Purtroppo ci dicono che la percentule di uomini soggetti a violenza è irrilevante rispetto a quella rivolta alle donne. Pertanto ritengo che questo provvedimento sia formalmente legittimo e spero che prossimamente non se ne abbia più bisogno nè per gli uomini nè per le donne.

Con i miei migliori saluti”

Risposta da parte mia:

“Egregio funzionario, mi perdoni ma non posso accettare una risposta simile. Lasciando da parte i discorsi sulle statistiche o nel merito delle discriminazioni collettive ( che qui non ci devono distrarre ) le faccio notare che mi ha appena confermato che un uomo vittima di violenza domestica, che sia omosessuale od eterosessuale ( ancora, ci interessa poco ), anche se chiedesse l’aiuto della Regione per sfuggire alla relazione violenta troverebbe le porte chiuse solo perché è nato maschio. Trovo questo stato di cose inaccettabile e non mi capacito di come lei possa affermare che sia un provvedimento formalmente legittimo.
Tutte le persone hanno la stessa dignità e gli stessi diritti, e soprattutto in contesti così delicati le istituzioni non possono permettersi di fare questo tipo di distinzioni perché se anche ci fosse un solo uomo in difficoltà andrebbe aiutato esattamente come si fa per le donne. La delibera è un palese ed inaccettabile atto di misandria per gli uomini eterosessuali ed un ancor più grave atto di omo-misandria nei confronti degli uomini gay che non solo sono costretti a subire innumerevoli discriminazioni omofobe, ma vedono aggiungersi anche altre discriminazioni misandriche da parte delle istituzioni.
In quanto cittadino antisessista affermo con forza che non è questo il comportamento che mi aspetto dalle istituzioni e quindi la imploro cortesemente, ed al contempo con la massima fermezza, di riconsiderare il suo giudizio in merito adoperandosi ad estendere il provvedimento a tutte le vittime di violenza domestica, sfruttando tutti i poteri che la sua posizione di funzionario pubblico le conferisce.

Distinti saluti.”

Aggiungo un’ultima illazione: qualche tempo fa leggevo il commento di una persona che si diceva perplessa di fronte alla manifestazione contro la violenza dicendo che la trova poco sensata. Non avevo mai fatto caso a questo aspetto e, trovandomi d’accordo, mi sono chiesto per quale motivo una grande associazione femminista protestasse in quel modo ponendo molto accento sul concetto di violenza maschile. Ricordandomi del loro piano antiviolenza ( https://www.google.com/url… ) mi sono reso conto che si chiedono molti più fondi, autorità ed autonomia per i centri antiviolenza. Guardacaso molti di questi centri supportano attivamente NUDM…
So che i fondi pubblici possono essere usati solo per aiutare le donne e che se parliamo di norme che tutelano le donne dalla violenza ( penso a quella per il congedo retribuito dal lavoro, ad esempio https://www.inps.it/bussola/VisualizzaDOC.aspx… ) si fa esplicito riferimento ad una certificazione di essere inserite nei percorsi di uscita dalla violenza a cura, guardacaso, dei servizi sociali e dei centri antiviolenza.
Ora, se due più due fa quattro, mi sembra di vedere un collegamento tra NUDM, quello che dicono ed i centri antiviolenza. Che vuol dire? Non lo so di preciso, sicuramente però lo Stato considera i professionisti dei centri come gli interlocutori più affidabili sul tema della violenza domestica visto che persino il Dipartimento per le Pari Opportunità parla di violenza maschile ( http://www.pariopportunita.gov.it/…/testo-piano-diramato-co… ) e che i politici di sinistra fanno della violenza sulle donne un cavallo di battaglia. Qui però si aprirebbe un discorso enorme su un’altra miriade di provvedimenti misandrici da parte delle istituzioni anche su temi non strettamente correlati a quello della violenza.
Sono molto perlplesso perchè non mi spiego come mai le professioniste ignorino la metà del problema e dicano che, dal punto di vista della violenza, le donne sono vittime così discriminate e ignorate che la situazione è d’emergenza. Non conosco bene i meccanismi delle istituzioni, forse per questo sono molto confuso e disorientato da questo stato di cose. Qualcuno la chiama “Rosa Nostra” e secondo me non ha tutti i torti…

 

Segnalo un’altra legge regionale sessista, questa volta in Sicilia.
Legge regionale n. 3/2012 ( http://www.ars.sicilia.it/lex/L_2012_003.htm ). Ho notato che nella norma si descrive la violenza come solo degli uomini sulle donne e, pertanto, si stabiliscono tutele indirizzate solo alle vittime femminili. Temo che una legge così formulata escluda a prescindere la tutela degli uomini vittime di violenza, pertanto ritengo di essere di fronte ad una gravissima discriminazione di genere ai danni delle vittime maschili.
Non sono esperto in legge, ma questa mi sembra ancora più grave perché si propone di combattere la violenza di genere definendola come degli uomini sulle donne. Temo che questa volta siano danneggiate anche le donne vittime di violenza femminile.

 

Ringraziamo Roberto Scurti per queste segnalazioni sulla pagina Facebook The Venusians.

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